mercoledì 3 aprile 2013

Emozioni nella Nuvola - Serie 2 - X episodio

Preludio al mondo di DataCom

Mario osserva la gocce di pioggia scivolare sulla finestra. Il calore del suo alito si espande sul vetro gelido in nuvolette che scompaiono rapidamente, lasciando il posto all'immagine riflessa del suo volto: guance ancora più scavate del solito, capelli bruni arruffati. Mario si infila le punta delle dita sotto le ascelle; neppure gli spessi guanti in lana sembrano essere una difesa adeguata contro il freddo pungente.
Lascia cadere lo sguardo sulla strada. Alla fermata del tram, molti hanno gli occhi abbassati sui propri smartphone, altri guardano di fronte a sé, attraverso la realtà aumentata e il costante flusso di informazioni degli smartglass. Anche tra gli adolescenti, ordinatamente in fila, è scomparsa la consueta allegria.
Tre mesi... questo è il mondo che abbiamo creato in tre soli mesi.
La mano di Isabella gli si posa sulla spalla: «Io scendo».
Mario si volta a guardarla. È rinchiusa da settimane in un'abitazione senza acqua calda, riscaldamento, mobilio, coperta all'inverosimile di maglie, maglioni, giubbotti; eppure la sua bellezza è più splendente che mai. Da sotto il cappello di lana sbuca il candore del viso: l'intensità del verde degli occhi sembra perforare l'aria. Mario avverte l'impulso di lasciar affondare una mano nella cascata di capelli bruni che le inondano le spalle, ma si trattiene, accontentandosi del tocco di lei.
«No, vado io».
«Mario, sei già sceso troppe volte!»
«So come fare. Ho memorizzato la posizione di tutte le telecamere e dei rilevatori».
«Anche io. E lo sai bene! Ma sono andata giù molte meno di te.”
«Isabella, non posso lasciarti rischiare. E, in ogni caso, aspettiamo la sera. Sarà più sicuro».
«No, Mario. Siamo affamati. Non possiamo rimanere un'altra mezza giornata senza cibo. Devo andare».
Un qualsiasi cittadino potrebbe associare il suo viso alle immagini proiettate sui mega schermi. Una telecamera nascosta potrebbe rilevarne la presenza o una squadra di ricerca potrebbe fermarla per un controllo; a Mario vengono in mente innumerevoli pericoli ai quali Isabella potrebbe essere esposta per strada.
Senza attendere riposta, lei si avvia verso la porta d'ingresso. Controlla dallo spioncino che non ci sia qualcuno sulle scale; esce, si ferma ancora sul pianerottolo in ascolto: nessuno sembra salire o scendere. Prima di uscire in strada, Isabella indossa i finti smartglass.
Duecento metri. In meno di un minuto sarò arrivata.
Per strada nessuno la degna di uno sguardo. Qualche mese prima, con abiti differenti, avrebbe attirato ammirazione, desiderio e invidia.
Sulla soglia del locale si assicura che non ci siano altri clienti. L'aria è pervasa del tipico odore nauseabondo.
Ordina due kebap e un falafel, che il ragazzo gli prepara in pochi minuti.
«Fanno sei euro e cinquanta, signora».
Lei gli porge il denaro.
«Signora, mi dispiace, ma non posso accettarli».
«Mi scusi?»
«Solo pagamenti elettronici: i contanti sono fuori corso». Poi, guardingo, le chiede: «Mi scusi, ma come fa a non saperlo?»
«Oh... È che il mio smartphone è in riparazione». Isabella controlla con la coda dell'occhio la strada. Il ragazzo tiene i kebap e il falafel in mano.
«Scusi, ma lei indossa un paio di smartglass! E poi la notizia è in tv, sui giornali, dappertutto».
Sì, ma noi siamo obbligati a stare lontani dalla rete e da qualsiasi forma di comunicazione...
Il ragazzo, insospettito, posa il cibo e abbassa una mano sotto il bancone. Isabella scatta. Aggira l'ostacolo che li separa e gli si avventa contro. Gli afferra il capo e, fissandolo negli occhi spaventati e imploranti, con un movimento repentino lo fa ruotare, spezzandogli l'osso del collo.


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