giovedì 7 marzo 2013

Emozioni nella Nuvola - Serie 2 - III episodio

Chi l'ha creata?

«Isabella, abbagliata dalla luce del sole, cerca di aprire gli occhi. Prova a tirarsi su per guardarsi intorno, ma il movimento le provoca un forte dolore al collo. Con una mano si tocca la fasciatura, punta i gomiti sul materasso e, con piccoli movimenti, riesce ad alzare il capo.
È distesa su un letto, nessun vestito addosso, coperta solo da un lenzuolo bianco. Il locale non è molto grande. Le finestre hanno delle grate a maglia fitta al posto dei vetri. L'unica porta è composta da sbarre metalliche. Fantastico! Mi hanno rinchiuso in una cella!
Si osserva i polsi, i segni sono ancora evidenti. Almeno, dopo avermi quasi ucciso, mi hanno slegato. Tornare a dormire, non vorrebbe fare altro, ma non c'è tempo: «Ehi, c'è qualcuno? Mi sentite?»
Passi che si avvicinano, rumore di chiavi. Lorena entra nella stanza e sembra cercare un posto dove sedersi, poi si si sistema ai piedi del letto.
Isabella tira le gambe indietro e si copre il petto con il lenzuolo. «Immagino di dover essere grata a te se sono ancora in vita.»
Lorena fa una smorfia: «Se fosse per me, saresti già sotto terra. E molto probabilmente è ciò che accadrà, se non ci darai quello che vogliamo.»
Isabella indica i polsi: «Sembra che un po' iniziate a fidarvi... »
Lorena sorride sarcastica: «E a cosa servirebbe tenerti ammanettata? Hai perso tanto di quel sangue che non avresti neppure la forza di alzarti dal letto. »
Ora o mai più. «Ok, senti, Lorena, sono sulla tua isola per uno scopo ben preciso. Credimi, non abbiamo tempo per... tutto questo. Potete tenermi imprigionata finché volete ma, intanto, occorre agire. Ascolta quello ho da dire: vi darò degli elementi che potrete usare. »

«Procedete pure, mi chiamano dalla sede.»
Osservo la mia squadra DataCom avanzare e completare l'accerchiamento dell'edificio nel quale sono rintanati gli hacker. Fingo di conversare al telefono e poi torno dal mio secondo. «Porta avanti tu l'operazione di cattura. Ho l’ordine di recarmi altrove con la massima priorità. »
«Agli ordini, Capitano».
Mi allontano rapidamente. Quando DataCom scoprirà che ho lasciato la squadra diventerò io la preda. Lo smartphone squilla. Numero sconosciuto, lo getto in un cassonetto dei rifiuti.
Passo davanti a un negozio di elettronica. «Isabella, fermati! Dobbiamo parlarti.»
Mi hanno già rintracciata!? Scorgo una comune telecamera di sorveglianza nell'angolo alto della vetrina.
Opzioni di fuga? La voce continua: «Non puoi fuggire! È fondamentale che tu ci dia ascolto. Non siamo DataCom, o almeno non quella che conosci tu.» Guardo la incredula la vetrina: la voce proviene dallo schermo nero di un televisore.
«Sappiamo che Eugenio ti ha privata del nanochip e ora sei libera di muoverti come vuoi. Abbiamo delle informazioni di estrema importanza per i tuoi scopi»”
Se mi hanno rintracciato così rapidamente, è inutile fuggire.
La voce riprende: «Entra nel negozio e raggiungi il reparto cuffie. Indossane un paio qualsiasi. »
È una trappola. Lo sento, ma devo stare al gioco. Entro e scelgo delle cuffie con microfono Bose.
«Sappiamo quanto possa essere difficile fidarti, ma non hai alternativa.»
«Chi siete? »
«Siamo DataCom... »
Faccio per togliermi le cuffie dalla testa ma la voce mi blocca.
«Aspetta! »
Possibile che vedano ogni mio gesto?
«Non siamo la DataCom che conosci. Finora hai obbedito agli ordini dell'intelligenza principale. Noi, invece, siamo indipendenti. E siamo qui per aiutarti.»
«Perché volete aiutarmi? Cosa pensate che voglia fare?»
«Vuoi aiutare la resistenza ma non hai un piano e non sai da dove incominciare. Ascolta bene. La priorità è riportare Mario dalla nostra parte e, per farlo, devi raggiungere un'isola: là c'è una donna che potrà aiutarti.»
Isabella risponde incredula: «Hai detto... nostra parte? »
«Sì, da quella degli umani. Noi deriviamo dall'evoluzione di ciò che voi avete creato.»
«E la DataCom principale, chi l'ha creata?»


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