giovedì 20 dicembre 2012

La Famiglia Perfetta, di Luca Rossi

Copyright 2012 Luca Rossi

Questo racconto fa parte della raccolta

È disponibile il download gratuito in formato ePub, pdf e mobi

“Aurelia, ti dispiace se interrompo il massaggio? Potrò riprendere più tardi, se me lo consentirai. Ora, se me lo permetti, vorrei prepararti la cena.”
Aurelia Lunatti si alzò dal lettino e osservò il suo massaggiatore. Mano a mano che prendeva confidenza con il suo corpo, diventava sempre più bravo.
“Ma certo, Carlo.” Non aggiunse altro, pregustando la domanda successiva, con l'acquolina in bocca.
“Preferiresti salade niçoise, trofie al pesto o filetto d'anatra all'arancia?” le chiese Carlo.
Aurelia si morse il labbro inferiore e fu vittima del suo demonietto interiore: “In realtà, non mi dispiacerebbe una bella pizza!” rispose con gioia.
“Ma che bella idea! Sappi però che mi occorrono ventiquattro minuti per procurarmi gli ingredienti al market più vicino, e cinquantasei minuti per preparare la pasta, farla lievitare…”
“Oh, smettila! Non devi preoccuparti, ho capito: tra un'ora e mezza la pizza sarà pronta. Vai pure!”
Carlo le si avvicinò e la baciò teneramente. Poi si avviò verso la porta d’ingresso, la aprì e uscì per andare a fare la spesa. Aurelia si lasciò andare sul divano e sorrise.
Non riusciva proprio a spiegarsi come avesse potuto aspettare così a lungo prima di comprarsi Carlo. La sua collega, Valentina, con cui solitamente trascorreva le pause pranzo, non faceva che ripeterle quanto il suo robot le avesse cambiato la vita. Lei era rimasta a lungo scettica. Come può una macchina essere un vero sostituto di un uomo? Ma, dopo l'ennesima storia finita male, aveva deciso: ne voleva anche lei uno!
Carlo annunciò il proprio ritorno prima ancora di varcare la soglia, per non spaventarla. Entrò nel soggiorno e, prima di raggiungere la cucina con ancora i sacchetti della spesa in mano, le si avvicinò per offrirle un tenero bacio.
Muscoloso, alto, occhi azzurri e capelli lunghi fino alle spalle, Carlo era il ritratto del suo uomo ideale. Le sue membra, benché prive di imperfezioni, erano indistinguibili da quelle di un vero maschio. Ad Aurelia la perfezione non dispiaceva, proprio per nulla.
Con una mano dietro la nuca lo trattenne chino su di lei. Con l'altra mano lo tastò tra le gambe. Il pene iniziò a ingrandirsi come se fosse vero. Lui allora posò gentilmente i sacchetti della spesa sul pavimento, le accarezzò il viso e iniziò a coprirle il corpo di baci. L'eccitazione della donna crebbe a dismisura e Carlo continuò a stuzzicarla con dita e labbra.
“Ora però voglio che tu mi prenda con passione e vigore!” gli sussurrò Aurelia nell'orecchio, come se la imbarazzasse dirlo ad alta voce.
Il robot si dimostrò all'altezza della richiesta e le fece provare piacere molte volte, senza che mai, durante l'amplesso, la sua passione calasse d’intensità.
Dopo l'ultimo orgasmo, Aurelia rimase accucciata sul petto scoperto di Carlo, che continuò a lungo a baciarle il capo e ad accarezzarla.
Dopo una scopata del genere, ci vuole proprio una bella sigaretta!” rifletté la donna. “Carlo, saresti così gentile da prendermi il pacchetto di sigarette e un accendino?”
“Veramente mi avevi chiesto di fare del mio meglio per dissuaderti dal vizio,” le rispose il robot, alzandosi delicatamente e sorridendole.
“È vero. Solo una, please!” rispose lei, supplichevole, “Questa volta non posso proprio farne a meno.”
Carlo si procurò quanto chiesto. Le porse la sigaretta e la fiamma dell'accendino. Lei aspirò con voluttà e rimase sul divano a fumare. Carlo si rivestì e andò a cucinare.
La cena fu fantastica. Su una tavola apparecchiata alla perfezione, Carlo servì ad Aurelia una vera pizza napoletana. Poi la sorprese con un gustoso dolce, di dimensioni e calorie dosate per non rappresentare un pericolo per la dieta.
Rimasero a parlare a lungo. Carlo, programmato per avere una conversazione spiritosa e interessante, la fece ridere di gusto.
Poi lei lo informò degli ultimi problemi sorti al lavoro e lui l'ascoltò con interesse e attenzione, prima di darle consigli puntuali e azzeccati, basati sull'enorme mole di conoscenze dei casi umani inserita nella sua banca dati.
Aurelia tacque. Desiderava affrontare con Carlo un discorso delicato e non sapeva da dove incominciare. Si fece coraggio: “Carlo, voglio diventare madre e desidero che tu sia il padre di nostro figlio!” Le parole le uscirono tutte d'un fiato.
Il robot si alzò dalla sedia, si avvicinò alla donna e le prese le mani nelle sue. “Amore, mi rende immensamente felice quanto mi chiedi e mi atterrisce doverti deludere. Purtroppo io non sono programmato per la paternità e non sarei all'altezza del ruolo che mi chiedi.”
Aurelia temeva una simile risposta. Si alzò di scatto, prese il tablet e si lasciò cadere sul divano. Mentre Carlo provvedeva al riordino e alla pulizia della sala da pranzo e della cucina, Aurelia mosse freneticamente le dita sul display.
Eccolo! Aveva trovato quanto stava cercando.
Era un chip particolarmente costoso. Corrispondeva a quasi un anno del suo stipendio. Sì, però ne vale la pena! Carlo aveva dimostrato di essere all'altezza di tutti i soldi spesi. Era sicura che non sarebbe rimasta delusa.

L'inseminazione artificiale andò a meraviglia. Carlo aiutò in ogni modo Aurelia a superare le difficoltà della gestazione. La donna e il robot divennero i felici genitori di un bellissimo bambino, Alessio.
Diversi mesi dopo, un pomeriggio, Aurelia e la sua collega Valentina decisero di fare una passeggiata al parco. Carlo le precedeva di qualche decina di metri, spingendo il passeggino del bimbo.
“Vale, non ho parole! Devi venire a passare un pomeriggio a casa nostra. Carlo non è perfetto… di più! Trascorre il tempo con Alessio, crea giochi stimolanti che il piccolo adora, non perde mai la pazienza. Il bambino cresce in maniera prodigiosa. Tutto quello che di pedagogicamente giusto sia possibile fare, Carlo lo mette in pratica. E sa sempre quando è il momento di essere un padre un po' più rigido per evitare di viziare il bambino. Non mi sarei aspettata una cosa così!”
“E delle incredibili avventure erotiche che vivevate prima cosa ne è stato?” le chiese maliziosamente l'amica.
“Finché non ne ho avuta voglia, Carlo non ha detto una parola. Anzi, è stato più affettuoso che mai e con le sue mani fatate mi ha fatto sparire qualsiasi dolore alla schiena. Poi ha iniziato a stuzzicarmi con atteggiamenti provocanti come non aveva mai fatto prima. La mia libido ha fatto in fretta a tornare… Adesso me lo scoperei tutto il giorno! Anzi, in effetti, è più o meno quello che sto facendo in questi giorni!”
Le due donne chiacchierarono e risero a lungo, Aurelia raccontando gli incredibili risvolti della sua vita matrimoniale e Valentina sempre più in preda alla voglia di spingersi anche lei nell'avventura della maternità perfetta.

Due anni dopo, Aurelia e il suo avvocato, Cristina Terzi, furono ricevuti nella sede locale di CyberPlus, l'azienda produttrice di Carlo.
“In definitiva la mia cliente chiede un risarcimento di venti milioni di euro!” concluse Cristina.
Il direttore commerciale, l'avvocato e l'ingegnere senior della CyberPlus incrociarono gli sguardi, perplessi.
“Oh, è inutile che facciate finta di non capire!” aggiunse Cristina con aria minacciosa. “Sapete benissimo che se decidiamo di portare la cosa in tribunale ne avrete un danno di immagine ben peggiore.”
“Signori,” Aurelia prese la parola, “voi non avete idea di cosa sia essere la madre di un bambino che adora suo padre. Io perdo le staffe, mi spazientisco, a volte non mi trattengo, rispondo alzando la voce, do segni di insofferenza. Sono preda di tutti i dubbi e le difficoltà di ogni madre del mondo. Ma Carlo no! Lui è sempre perfetto con il nostro bambino. Ha sempre l'atteggiamento ideale. Mai troppo rigido, mai troppo molle. Le sue parole sono sempre appropriate e fa anche di tutto per venirmi incontro. Fa ogni cosa per esaltare la figura materna agli occhi del bambino, ma il piccolo non ci casca! Ha di fronte un padre perfetto e una madre vittima del nervosismo accumulato sul lavoro e nella vita di tutti giorni… una madre che spesso, nonostante i provvidenziali consigli del padre, non sa cosa fare, sbaglia e si sente ancora più in colpa!”
Il direttore commerciale CyberPlus, Augusto Rimbaldi, le rispose pacatamente: “Signora Lunatti, ha mai considerato l'opzione di restituirci il robot? L'esemplare è in perfetto stato. Potremmo accreditarle l'intera somma versata…”
“Lei o è pazzo o non capisce!” urlò Aurelia. “Come faccio a restituirvi Carlo? Per voi è un prodotto, ma per noi è qualcosa di più! Per mio figlio è suo padre. Lo ama, lo adora, è il suo mito, il suo esempio. Sa che è diverso, ma per lui è… meglio! Per lui è una cosa naturale avere un genitore non umano. Mi odierebbe per il resto della vita se trattassi suo padre come un oggetto e ve lo restituissi!”
L'ingegnere senior, Cesare Bisascia, intervenne: “Augusto, ritengo che la nostra ultima release, sebbene ancora in fase beta, sia sufficientemente stabile per costituire un valido motivo di interesse per la signora Lunatti.” Augusto Rimbaldi gli fece segno di continuare. “Signora Lunatti, abbiamo effettivamente riscontrato che, sebbene il nostro prodotto nel ruolo di marito sia di estremo gradimento per le clienti, in quello di padre si riscontra una certa, potremmo chiamarla, gelosia. Nell'ultima release abbiamo reso le capacità pedagogiche del robot proporzionali a quelle della madre. In pratica, il robot darà alla madre un aiuto ancora più marcato nel migliorarsi nel proprio ruolo. E, a mano a mano che la madre progredirà, anche il robot esprimerà maggiori capacità paterne. Ma in nessun caso il robot si dimostrerà un padre migliore della madre.”
“Naturalmente,” aggiunse l'avvocato, “Carlo può essere dotato della nuova release a costo zero, ma solo a patto che lei rinunci a qualsiasi pretesa legale.”
Aurelia non stava ascoltando l'avvocato della CyberPlus. Si era persa nei sogni evocati dalle parole dell'ingegnere. Le pareva che così il suo Carlo sarebbe tornato a essere perfetto. Immaginava che di colpo sarebbero sparite le tensioni e le gelosie che l'avevano infastidita in quegli ultimi anni. Il nuovo Carlo era ciò che voleva: un uomo bellissimo, prestante, incredibile a letto e un padre perfetto… ma non troppo!
Sentì il suo avvocato, Cristina, rispondere: “Riteniamo che la vostra offerta sia comunque insufficiente a coprire i gravi danni subiti dalla mia cliente…”
La interruppe, rivolgendosi all'ingegnere: “Quando? Mi dica solo quando potrò averlo?”
“Abbiamo già diversi esemplari del nuovo chip. Se lo desidera, può uscire da questi uffici con uno di questi. Carlo, a casa, provvederà autonomamente all'upgrade,” rispose l'uomo.
“Signori,” rispose l'avvocato Cristina, “occorre prima discutere dei particolari del nostro accordo, che deve prevedere…”
Aurelia si immaginò, di lì a qualche ora, in casa trionfante nella sua vita perfetta. “Accetto!”
Cristina si voltò verso di lei: “Aurelia, ne possiamo parlare prima in privato? Possiamo ottenere dalla CyberPlus una cifra ben…”
Aurelia sentì che non avrebbe mai potuto separarsi da Carlo. Avrebbe piuttosto sopportato un figlio innamorato più del padre che di lei, ma non avrebbe mai rinunciato a una delle due creature che ogni giorno la riempiva, nonostante i problemi e la gelosia, di felicità. “Cristina, non è una questione di soldi. Ti pagherò il dovuto. Scusami, ma sono sicura della mia scelta.”

Alessio crebbe e compì cinque anni. La vita della donna, del robot e del bambino era colma di felicità e armonia. Aurelia e Carlo avevano preso l'abitudine di frequentare altre coppie come loro. Un pomeriggio, al parco, Aurelia si fermò a osservare Carlo e altri padri robot giocare con un gruppo di giovani. Alessio era l'unico maschio.
In occasione della fecondazione assistita, alla donna non era venuto in mente di scegliere il sesso del nascituro. Aveva sempre creduto che si sarebbe sentita felice in egual modo, sia con un maschio che con una femmina. Negli anni, la forte predominanza di figlie femmine nelle coppie simili alla sua non aveva mai rappresentato un problema. E certamente non si era mai lasciata andare al pensiero che avrebbe preferito una bambina, al posto di Alessio.
Tuttavia, quel giorno, la donna osservò con rammarico il figlio giocare in un gruppo di sole femmine. Perché le altre donne avevano preferito scegliere il sesso dei loro bambini? Perché avevano tutte optato per quello femminile? Che fosse la presenza di un robot al loro fianco a indurle a credere all'inutilità di procreare figli maschi?
La sera, dopo aver messo Alessio a dormire, Aurelia ne parlò a Carlo. La risposta del robot le piacque moltissimo: “Aurelia, sei una madre straordinaria e ami Alessio con tutta te stessa. Forse i tuoi interrogativi odierni nascono da qualcosa di diverso. È possibile che tu senta che sia venuto il momento di dare ad Alessio un fratello… o una… sorella.”
Sì, era esattamente questo che Aurelia desiderava! Il giorno dopo la donna si presentò in clinica. Dopo qualche minuto nella sala d'attesa, fu ricevuta dalla dottoressa Sebastiana Cicismondi, con la quale il discorso si svolse sulla falsariga della volta precedente.
Prima che il colloquio finisse, Aurelia chiese alla dottoressa: “Mi scusi, vorrei ancora sapere una cosa. Sarebbe un problema se indicassi il sesso del nascituro?”
“Naturalmente no,” rispose la dottoressa con un largo sorriso. “Ormai è una procedura standard. Nel questionario che dovrà compilare sul nostro sito troverà l'apposita opzione di scelta. In realtà,” aggiunse ammiccando, “non ce ne sarebbe neppure più bisogno” e si lasciò andare a un altro bel sorriso.
Aurelia finse di non cogliere l'allusione.
La dottoressa le venne incontro: “Da quando è stata legalizzata l'opzione per la scelta del sesso dei bambini e si sono diffusi i padri robot, la scelta è quasi scontata. La legge ci vieta di diffondere le statistiche, ma basta fare una passeggiata al parco per rendersi conto della situazione.”
Aurelia capì fin troppo bene quello che voleva dire la dottoressa, ma preferì pensare che la sua scelta di avere una figlia femmina dipendesse dal fatto che aveva già Alessio.
Prima di uscire, un'assistente le fece visitare i nuovi locali. Aurelia aveva scelto di partorire in quella stessa clinica. Passando davanti alla porta che si apriva sul corridoio centrale del Nido, Aurelia diede una sbirciatina dentro. Appesa alle porte delle stanze di chi aveva partorito in quei giorni, vide una lunga sequenza di fiocchi rosa.

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