giovedì 7 marzo 2013

Emozioni nella Nuvola - Serie 2 - VII episodio

Sensi di colpa

Mario sente impulsi e ordini non verbali attraversare la sua mente. Ora, però, riesce a estraniarsi. Non agisce più di riflesso, come accadeva in precedenza.
Per la prima volta si rende conto della micidiale potenza dei nanochip DataCom. Che funzionino anche questi in base al mio codice? si chiede.
Il robot è ancora dietro di lui, in attesa. Si volta a guardarlo, dubitando tuttavia che quel display verdognolo possa dargli le risposte che cerca. «E ora? Cosa dovrei fare?” chiede.
I caratteri neri iniziano a scorrere: «Devi alterare il codice, in modo da renderlo meno efficiente e rallentarne l'azione. Dovrai fare molta attenzione: DataCom metterà in atto ogni genere di controllo ed è fondamentale che non si accorga della tua opera di sabotaggio.»
Mario è perplesso: «Se DataCom rileverà un abbassamento del tasso di suicidi, non potrà non ipotizzare che la causa sia nel codice.»
In risposta, le lettere riprendono a scorrere: «Contemporaneamente alla tua opera di sabotaggio, decine di cellule di hacker inizieranno a diffondere messaggi che mineranno la fiducia della gente nei nostri prodotti. DataCom crederà che gli umani stiano iniziando a sviluppare una resistenza naturale, come un organismo che, sotto attacco virale, inizi la produzione dei primi anticorpi.»
Mi scopriranno. Ne sono certo. «Ma perché io? Non potreste sabotare voi stessi il codice?»
«Né DataCom né noi siamo in grado di muoverci all'interno della sua complessità. Possiamo comprendere e replicare la maggior parte delle vite umane e delle loro creazioni, ma l'opera di alcuni soggetti va ben oltre la nostra portata. La vastità delle informazioni in un quadro di un pittore, come Leonardo da Vinci, non può ancora essere processata da noi. E neppure il tuo codice.»
Le dita di Mario sono scosse da un lieve tremolio. Un dubbio atroce inizia a farsi strada nella sua mente. Respira profondamente. Devo sapere.
«Dunque, nessun altro sarebbe in grado di apportare modifiche al codice?»
«No. Occorrerebbero gli sforzi congiunti di migliaia di intelligenze artificiali e umane, e decenni di lavoro, per produrre qualcosa di paragonabile.»
Mario si sente sempre più schiacciato sotto un enorme peso. Il dubbio che lo terrorizza sta diventando ancora più reale. Milioni di vite umane, il destino della specie umana…
Suo malgrado, non può esimersi dal porre la domanda successiva: «E nessun altro sarebbe stato in grado di creare questo codice?»
«No, Mario.»
Dio mio! Neppure sapevo a chi fosse destinato! Né ero a conoscenza dell'uso ne avrebbero fatto… Eppure sono io ad aver reso possibile tutto questo…
«Mario, c'è altro che devi sapere.»
Il piccolo robot lo aggiorna con le informazioni che erano state date a Isabella sul meccanismo di controllo predisposto dalle antiche civiltà.
Com'è possibile che l'attuazione di un piano così antico dipenda dall'opera di un singolo essere umano?
Sa di non essere il primo uomo a cui sia toccato sostenere un simile fardello. Chi studiava l'atomo era consapevole che sarebbe stato usato per creare la bomba atomica? E se non ci fossero stati quegli scienziati, chi avrebbe preso il loro posto?
Ma quanto ha fatto non può essere giustificato. Il codice che sta sterminando gli umani è una mia creazione! Io ho reso possibile tutto questo.
Le lettere hanno smesso di scorrere sul display del robot.
Mario dice, con tono assente: «Devo parlare con mia moglie.»
«Non è consigliabile. In questo momento, aprire un secondo canale di comunicazione sarebbe un rischio inutile.»
«O mi consentite di parlarle o non farò nulla di quanto mi chiedete.» Il suo sguardo è perso nel vuoto, il peso delle responsabilità è così forte da sopprimere in lui ogni altra emozione. «Isabella deve sapere. Devo dirglielo. Devo dirle che… sta per morire.»


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