venerdì 26 ottobre 2012

Il Regno di Turlis - Capitolo 2

Capitolo 2


Mentre guido tra gli alberi mi accorgo che il mio corpo è scosso da tremiti. Ho paura e sono preoccupato.
Ero a capo scoperto! Il pensiero che i vigili mi abbiano riconosciuto riconosciuto mi terrorizza. Però non si sono avvicinati a sufficienza! E poi non prendo una multa da dieci anni e di Honda come la mia è piena la città. Mi fermo per controllare la targa. È sufficientemente infangata, non possono averne letto le lettere.
Anna! La cena!
La smetto di perdermi in pensieri inutili e mi concentro sul tragitto. Conosco questi boschi a memoria. Riesco a evitare statale e altre strade frequentate. Attraverso solo boschi e prati. Procedo con molta circospezione.
Quando sono a appena centocinquanta metri da casa mia noto qualcosa di strano.
Valenti! È proprio lui, davanti al portone di casa. Parla con i vigili! La loro Punto è parcheggiata poco più in là, portiere aperte e lampeggianti accessi.
Ma perché mi stavano inseguendo? Possono aver scambiato la mia Honda con quella di qualche zingaro ricercato per i furti nelle villette della zona. Magari Valenti si sta solo lamentando del mio attraversamento illegale del vialetto pedonale con la moto. Ai Vigili non dovrebbe importare più di tanto.
Uno dei due vigili guarda nella mia direzione. Sono fermo al limite del bosco, riparato da alcuni alberi. Forse ha sentito il rumore del motore quando mi sono avvicinato. Spengo il motore. Il vigile torna a parlare con Valenti.
Accendo il motore e punto la moto nella direzione da cui sono venuto. Lentamente mi dileguo nei boschi.
Se solo potessi chiamare Anna! Perché non ho preso con me il telefono?
Guido tranquillo per qualche minuto. Questa volta non ho idea di dove andare. Penso che potrei tornare a casa tra qualche ora. I vigili se ne saranno andati a cercare gli zingari da qualche altra parte. Anna sarà infuriata. Ma tutta questa storia almeno sarà finita.
Una, due, tre, quattro sirene della polizia! E, sopra di me, il rumore delle pale di un elicottero.
Non è possibile! Ma cosa sta succedendo?
Se mi stanno cercando con l'elicottero non avranno difficoltà a rilevare il movimento della moto attraverso il fogliame degli alberi. Devo studiare come uscirne, velocemente.
Se mi consegno, cosa rischio? Al massimo una multa per guida su due ruote senza casco e occultamento della targa. A questo punto la cosa migliore è porre fine a tutta questa storia.
Mi dirigo verso il rumore delle sirene delle volanti. Sono quasi allo scoperto quando qualcosa dentro di me mi dissuade. Nella mia mente rivedo quella pistola puntata verso di me. Non ce la faccio a continuare.
Quando siamo in preda al panico spesso commettiamo delle solenni stupidaggini. So che anche quello che sto per fare ne fa parte. Arresto la moto, la lascio a terra, la copro di foglie e continuo a piedi.
Dopo qualche minuto a piedi raggiungo una villetta, immersa nel bosco. Decido di chiedere aiuto. Non sono un delinquente, ma uno stimato professionista. Posso dire di essermi preso una storta nel bosco e di aver bisogno di aiuto. Mi fermerò nella casa giusto il tempo che elicottero e volanti della polizia proseguano le loro ricerche altrove.
Suono il campanello.
Nessuna risposta.
Ancora.
Non sento nulla.
Un'ultima volta.
Niente.
Sto per andarmene quando sento il rumore delle pale dell'elicottero. Sembra avvicinarsi proprio nella mia direzione. Decido di suonare ancora, ma mi accorgo che la porta di ingresso è socchiusa. Forse da dentro non sentono il campanello.
“C'è nessuno?” chiedo a voce non troppo alta.
L'elicottero sembra avvicinarsi ancora.
Scavalco il cancelletto. Mentre mi avvicino alla casa continuo a annunciare la mia presenza: “Scusate, avrei bisogno di aiuto.”
Entro.
“Chiedo scusa. Ero nel bosco a mi sono fatto male al piede. Avrei bisogno di cure mediche.”
Nel casa tutto tace.
“Scusatemi, questa non è un intrusione. Avrei un piccolo problema. Qualcuno può darmi una mano?”
Il rumore dell'elicottero si fa più forte. La porta dietro di me è ancora aperta. Decido di chiuderla, per evitare che dall'elicottero si possa notare qualcosa di strano.
Appena in tempo! Appena chiusa la porta il rumore dell'elicottero sembra provenire esattamente da sopra la villetta.
Mi allontano dall'uscio e raggiungo il soggiorno. Lo stile è un po' vecchiotto. I mobili sono in legno povero, scuro. Il soggiorno ha le finestre su due lati, sul terzo si apre sulla cucina a vista e sul quarto lato c'è un grosso mobile che funge un po' da dispensa e un po' da libreria. Più in là c'è un enorme orologio a pendolo, proprio prima delle finestre.
Vado in direzione dell'orologio, scosto di qualche centimetro una tendina e osservo il movimento dell'elicottero. Sembra allontanarsi. Finalmente!
Ora, ragiona! In casa non dovrebbe esserci nessuno. I proprietari avranno solo dimenticato la porta socchiusa quando sono usciti. La cosa migliore è starmene qui dentro ancora qualche minuto per essere sicuro che elicottero e polizia si siano allontanati. Poi uscirò. Ora che il pericolo sembra allontanarsi preferirei evitare che i proprietari della casa mi trovino qui al loro ritorno. Un'accusa per violazione di domicilio non sarebbe la cosa migliore per un avvocato.
Il pranzo! Anna sarà fuori di sé dalla rabbia.
Se non mi fossi dimenticato il cellulare!
Click, clack. Sento aprirsi la porta di ingresso. Mi nascondo dietro il grosso pendolo.
Don't hide yourself in regret
Just love yourself and you're set
I'm on the right track, baby
I was born this way, born this way.”
È una bella voce femminile a cantare. Deve avere numerose borse con sé, perché impiega diversi giri a trasportare tutto dentro casa, prima di richiudersi la porta alle spalle.
Poi entra nel soggiorno, per fortuna dalla parte della cucina. Mi sporgo appena appena oltre l'angolo del pendolo per cercare di capire di chi si tratti.
È una ragazza, capelli bruni, non molto alta. Veste pantaloni tuta color prugna, le Converse, e una canottiera verdognola. Sembra un po' robusta. Ha le lentiggini. Al braccio ha un iPod fissato con un cinturino. Ha ancora agli auricolari alle orecchie. Con la mano regge numerosi sacchi della spesa.
Don't be a drag, just be a queen
Don't be a drag, just be a queen
Don't be a drag, just be a queen
Don't be”
Ok, se ha gli auricolari, non mi sentirà mentre cerco di uscire. Ricordo che Anna, appena porta la spesa in casa, subito inizia a riporre gli acquisti in frigo, nel freezer e in dispensa. Effettivamente anche questa ragazza appoggia i sacchetti sul tavolo della cucina e inizia a fare lo stesso. Il problema è che è molto rapida. Mette le mani nella borsa, si gira verso la dispensa e subito si volta di nuovo a prendere qualcos'altro.
Finalmente si ferma a cercare qualcosa nel frigorifero. Mi sembra il momento giusto. Sto per lasciare il mio nascondiglio quando lei si gira nuovamente.
Mi appoggio con le spalle al muro. Quando sono uscito allo scoperto mi è sembrata alzare gli occhi nella mia direzione, ma poi ha preso un altro acquisto dalla borsa e ha continuato la sua occupazione.
Non può avermi visto!
No matter gay, straight or bi
Lesbian, transgendered life
I'm on the right track, baby
I was born to survive”
Mi sforzo ancora di ragionare. Se mi faccio vedere, probabilmente si spaventa e non ho idea di come farei a gestire a la situazione. Potrei aspettare che finisca di riporre la spesa. Quando andrà in camera sua a cambiarsi, uscirò di casa senza farmi notare.
Osservo le finestre. Mi sembrano del tipo che quando si aprono fanno troppo rumore. Devo per forza uscire da dove sono entrato.
DON, DON, DON. I tre rintocchi del pendolo fanno breccia nel mio stato di tensione e mi fanno sobbalzare. Con la mano colpisco pesantemente la parete del grosso orologio. Il canto si arresta.
Deve avermi sentito nonostante musica nelle orecchie. Ho fatto troppo casino!
Rimango immobile nella mia posizione, trattenendo il respiro.
Con passi circospetti la ragazza sembra allontanarsi dal soggiorno.
Se chiama la polizia, questa volta sono fregato! Decido che la cosa migliore sia non aspettare ancora e fuggire . Se anche si accorgesse di me, sono un uomo e sono sicuramente più forte e veloce. Una donna non avrà voglia né di bloccarmi né tanto meno di inseguirmi. Quando indagheranno si metteranno sicuramente a seguire le solite bande di topi di appartamento.
In ogni caso, se ancora non si è accorta di me è meglio che non lo faccia adesso, quindi esco dal mio nascondiglio dietro il pendolo in punta di piedi cercando di fare meno rumore possibile.
Cammino davanti alla libreria. Dove il soggiorno si apre sull'atrio dell'ingresso mi fermo.
Mi sporgo appena per dare un'occhiata.
Lei è lì, immobile, al centro dell'atrio, con lo sguardo fisso nella mia direzione.

Leggi gli altri capitoli de "Il Regno di Turlis"
Capitolo 1

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