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venerdì 29 novembre 2013

Thor - The Dark World

Il cinema americano, un po' come il resto della nazione, ha la grande capacità di saper reinventare se stesso. Qualche anno fa avevo la sensazione che ci fosse una certa difficoltà nel proporre storie innovative. Ero un po' annoiato. Al contrario, negli ultimi mesi sono rimasto sorpreso dalla qualità delle nuove pellicole.
Thor, a dire il vero, è un classico dei fumetti Marvel. L'eroe con il super martello potrebbe non avere in se le caratteristiche del personaggio nuovo e della novità. Eppure, il modo in cui è stato proposto da Alan Taylor in The Dark World è quantomeno spettacolare.
È il mezzo che fa l'opera d'arte. Non ho idea del giudizio che ne avrei dato se l'avessi visto in tv o sul tablet. Ma al cinema, in 3d, con il sorround, Thor è fantastico.
I mondi - sono tanti! - in cui si muovono i protagonisti lasciano a bocca aperta. Riescono ad essere allo stesso tempo iper realistici, perché rappresentati molto bene, e stupendi, da sogno, fuori dal normale. Chi li ha ideati e realizzati ha fatto un lavoro sopraffino.
Sempre più spesso i registi fanno largo uso delle possibilità uniche offerte dal 3d. C'è una scena in cui lanciando degli oggetti questi passano, grazie ad una riedizione dei classici portali, da un mondo all'altro. È meravigliosa.
Sul finale, grazie ad un allineamento dei mondi, buoni e cattivi si ritrovano a combattere passando tra i vari pianeti. Epico!
La vicenda del secondo capitolo di Thor è abbastanza classica: l'eroe buono, Chris Hemsworth, contro i cattivi che hanno sonnecchiato per millenni e sono pronti a spargere il male nel nostro universo. In mezzo alla lotta ci finisce la bella terrestre, Natalie Portman, della quale il nostro eroe è innamorato.
Ci sono alcuni capovolgimenti di fronte, mosse inattese, diversi colpi di scena. L'ambiguo ruolo del fratello, Tom Hiddleston, è ancora una volta uno degli aspetti più interessanti.
Insomma, l'idea è piacevole e interessante, l'esecuzione è superba.

Se impazzisci per i film di fantascienza, andando a questa pagina ti renderai conto che anche a me non dispiacciono. Ma soprattutto, non dimenticare di andare a vedere La Ragazza di Fuoco, Katniss ti aspetta!

lunedì 7 ottobre 2013

Gravity, sospesi nel vuoto

Immaginate di librarvi nello spazio. Sotto di voi si staglia la gigantesca sagoma di un bellissimo pianeta azzurro: la Terra. Avete un jetpack e, manovrandone opportunamente le spinte, riuscite a volteggiare attorno a satelliti artificiali e shuttle, muovendovi nella più completa armonia. Lo spazio profondo è uno spettacolo che toglie il fiato. Sulla superficie del vostro amato pianeta riconoscete i luoghi che vi sono cari: ecco, lì c'è il continente dove si trova casa vostra. E lasciate vagare lo sguardo su feroci ammassi di nubi, sugli oceani cristallini, su foreste di un verde intenso.
Immaginate di essere proprio lì... di esserci davvero. Non è un sogno, non è finzione. Siete sospesi, alle porte di un mondo, sulla soglia dell'universo.
Questa è la sensazione che si ha vedendo Gravity. È un film che dà vertigini, figlio del suo tempo. Alfonso Cuaròn non avrebbe potuto realizzarlo in un altro momento qualche anno addietro. Perché in questo film, la tecnologia e gli effetti sono tutto. È una pellicola quasi da esteti, una sequenza di tuffi vertiginosi.
È da vedere al cinema e in 3d, non ci sono dubbi. È concepito e realizzato sulla base dell'esperienza tridimensionale. Cuaròn è uno di quei registi che non pensa più a trasporre i film tradizionali in 3d, ma elabora l'opera sulla base delle possibilità offerte dal nuovo mezzo
A molti spettatori Gravity lascia un senso di meraviglia, quella dolce sensazione che si prova quando si è bambini e ci si trova dinanzi a qualcosa di nuovo e incantevole.
La trama è povera, è vero. George Clooney e Sandra Bullock non sono particolarmente in forma. I dialoghi sono stentati e la vicenda della lotta contro le avversità e il proprio passato è un po' stereotipata. Prima di entrare in sala è opportuno dimenticare qualsiasi nozione di fisica appresa alle superiori. Ogni volta che penserete: "No, ma questo non è possibile!" sappiate che probabilmente avrete ragione. Eppure è un po' come quando gli spettatori andarono a teatro e si spaventarono di fronte a un treno che veniva loro incontro.
In questo caso, si ha invece la sensazione di essere sospesi nel vuoto. È un'emozione bellissima!

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Non perdetevi la recensione di Gianluca Ranieri Bandini "Gravity, da rimanere senza fiato".