lunedì 29 luglio 2013

'Wolverine - L'immortale', recensione

Wolverine - L'immortale
Un inizio sorprendente si scioglie come neve al sole.
Wolverine - L'immortale si apre con il protagonista rintanato in un antro nella roccia di una montagna fredda e inospitale. Lui sembra essere nel suo elemento ideale: un uomo più vicino allo stadio animale che a quello umano; solo, isolato e tormentato dagli incubi dell'amata che ha dovuto uccidere. 
Viene ritrovato da una giovane giapponese che gli chiede di portare l'estremo saluto a un uomo a cui lui, con il suo coraggio, ha concesso una vita lunga e di successo. C'è spazio per un toccante flashback sulla catastrofe atomica di Nagasaki. La nipote è una bellissima ragazza destinata a diventare la donna più potente del Giappone grazie all'eredità che il nonno le lascerà. Per l'apertura del testamento tuttavia ci vogliono tre giorni, nei quali l'affascinante fanciulla, difesa da Wolverine, deve riuscire a sopravvivere.
Le premesse per un bel film ci sono tutte, ma è proprio dopo questa parte iniziale che l'opera sembra stranamente perdere di consistenza. 
La storia d'amore è poco articolata, le scene d'azione sono piatte, lo scontro finale appare come l'ultimo livello di un videogame in cui ci si scontra con il boss finale.
La delusione tuttavia non deve spingere all'abbandono della sala prima della fine dei titoli di coda, durante i quali ci si può ricollegare alle emozioni vissute durante la visione dei primi X-Men.