lunedì 18 novembre 2013

La fine del principio, tra inseguimenti, virus, filosofia galattica, odio e passione.

È con una certa commozione che mi appresto a scrivere la recensione dell'ultimo capitolo di Deserto Rosso, Ritorno a Casa.

Diversamente dal solito preferisco fare alcune premesse. Ho conosciuto Rita Monticelli grazie ad un suo post sul self-publishing. Grazie a lei, a settembre del 2012, ho pubblicato il mio primo racconto su Amazon. Scrivo dunque a tutti gli effetti la recensione dell'opera di un'autrice che ha cambiato la mia vita. Forse sarei approdato egualmente a questo magico mondo di storie di fantascienza, ma ciò non sminuisce la grande opera di promozione degli autori indipendenti che Rita porta avanti con passione e della quale io sono figlio.

La prima puntata di Deserto Rosso è stata per me un vero colpo di fulmine -bit.ly/1cHWWBT-. I suggestivi scenari del pianeta rosso e le vicende di Anna e Hassan, mi hanno coinvolto e travolto. È stata una delle prime opere di un autore self-publishing che io abbia letto e ancora oggi provo un profondo legame con le emozioni di quella lettura.

Ho letteralmente divorato la seconda parte -bit.ly/17cozv3-. La struttura del romanzo a puntate crea molta fame nel lettore. In merito, ho letto alcune critiche nelle recensioni su Amazon. Posso comprendere la frustrazione di un lettore che viva intensamente le emozioni di una storia e che di colpo si trovi ad interrompere la lettura per proseguire solo dopo qualche mesi. Va però detto che i romanzi a puntate sono figli della rivoluzione digitale degli ebook e che è normale che il pubblico fatichi un po' a comprenderne il valore. È comunque una sperimentazione importante e ancora una volta plaudo agli sforzi creativi di Rita.

La terza puntata puntata di Deserto Rosso ha rappresentato per me il culmine dell'opera -bit.ly/1aINQDg-. In essa si scorge una nuova consapevolezza da parte dell'autrice, una consistente padronanza nella creazione del tessuto narrativa, una maturità sorprendente nel muovere i fili di personaggi sempre più creativi.

Infine, veniamo a Ritorno a Casa. Qui i miei sentimenti divengono ambivalenti. In realtà, io non sarei voluto tornare a casa. Profondamente legato agli scenari dei primi tre capitoli, agognavo a rimanermene sul pianeta rosso il più a lungo possibile. Difatti mi sono fin da subito augurato che la rotta dell'astronave di Hassan e Anna cambiasse verso e tornasse in direzione di Marte. Ovviamente, questo è un mio problema, derivante probabilmente dalla nostalgia delle cronache del grande Ray Bradbury.

Invece, in Ritorno a Casa, si torna davvero sul nostro pianeta. Marte è ancora presente. È nei collegamenti mentali di una delle due Anna. Appare in una serie di importanti flashback su Anna, Hassan e Michelle. È il teatro delle vicende che coinvolgono la terribile ma a tratti commovente Melissa. 

Ritorno a Casa in realtà è un titolo scelto con grande acume dall'autrice. Si riferisce al rientro di Anna e Hassan, ma anche al significato ultimo del libro e alla spiegazione delle vere motivazioni dell'entità aliena.

Come un'esperta sceneggiatrice holliwoodiana, Rita mescola la vicende intime che coinvolgono il trio Ian-Hassan-Anna con un micidiale pericolo che potrebbe attentare alla libertà dell'uomo. Si susseguono i febbrili episodi ambientati nelle strutture della Nasa, la lotta di Anna per la riconquista di se stessa e del proprio passato, personaggi secondari sempre piacevolmente delineati e veritieri. In effetti, non manca niente e lo svolgimento della storia è a tal punto appassionante da avermi fatto perdonare Rita per il parziale abbandono di Marte.

Rita è una vera maestra dei colpi di scena. Riesce a inserirli persino dopo la fine del libro. Infatti, terminata la lettura si scopre che le vicende e i personaggi di Deserto Rosso compariranno in una serie di opere successive. E, come dopo ogni capitolo, libro o raccolta di Rita, si rimane in libidinosa attesa.

Mi auguro non manchi una nuova Michelle :)

Leggi tutte le mie recensioni su Deserto Rosso: bit.ly/HMDmpu