venerdì 1 febbraio 2013

Sognando fantascienza

In questi giorni non riesco a vivere serenamente il viaggio che mi porta in ufficio. Ai semafori le dita tamburellano sul volante. Sono invaso da pensieri, progetti, nuove idee. Non vedo l'ora di arrivare, di sprofondare nel contatto con i lettori e nella vorticante interazione con loro, di creare nuove storie e nuove vicende, di buttare giù nuovi sentimenti, esaltarli, vivere, piangere, urlare, godere e morire insieme a loro.
Scrivo per passione, perché è quello che sento e quello che voglio, quello che avrei voluto fare fin da quando ero bambino, se non fossi sempre stato convinto di dover scegliere un lavoro serio.
Ma ora sono qui, esattamente dove vorrei essere. Mi viene da piangere dalla felicità. Assaporo ogni attimo di questo momento davanti alla tastiera.
Talora durante la giornata esco a fare una passeggiata e tutto continua a ruotare intorno a me: le storie, i personaggi, i lettori, i messaggi degli amici. Ogni tanto, per non impazzire, con una mano sposto questi pensieri da parte: mi soffermo a guardare un albero, un uccellino, una bella ragazza che porta a spasso il cane.
Loro mi attendono, pazienti. Poi, repentini, si rituffano in me e il vortice, la passione, le idee, la fantasia riprendono a coinvolgerci.
A sera, per la prima volta nella mia vita, sento di aver fatto ciò che dovevo fare, ciò per il quale sono venuto in questo mondo, quello che è il mio disegno di vita, quello che mi strazia l'animo ogni momento dalla felicità.
E di notte… oh sì, di notte… quando dormo… nei sogni… nell'intimità dei sogni… sogno… continuo a sognare loro… le storie… storie di fantascienza… storie fantastiche; quelle storie di cui sono intrisi i miei racconti e il mio romanzo… sogno fantascienza… e anche nei sogni… quasi mi verrebbe da piangere… dalla felicità… per l'essere esattamente lì, dove avrei sempre voluto essere.